...quando Gianna giunse finalmente a Riva del Garda erano ormai le 18.00 ed era decisamente buio. Le giornate si erano accorciate ed era freddo, almeno per quel che sentiva sulla pelle della faccia. Le batterie della sua sedia motorizzata si erano comportate in modo eccezionale e probabilmente erano sufficienti anche per il ritorno, anche se questo non importava... Gli ultimi 300 metri li fece a velocità ridotta per godersi la vicinanza del lago in cui, nella vita precedente, si era tuffata infinite volte. Si fermò per ammirare dettagli che "prima" non aveva mai notato, la fila delle barche ondeggianti leggermente, le fronde di un albero sopra l'acqua, le luci elettriche riflesse, tremolanti, appena smosse da qualche micro onda... Si fermò proprio sul bordo di pietra di piazza Broglio. Un metro e mezzo più sotto c'era l'acqua scura e quasi immobile, un pavimento enorme e lucido... ... i blocchi scuri dei monti emergevano quasi verticali e si perdevano nel cielo nero... ... verso est una vaga luminescenza appena percettibile preannunciava il sorgere della luna... ... una sola persona, un uomo, poco più in là stava passeggiando con il proprio cane... ... attese che si allontanasse... Tutti ormai erano al riparo e al caldo nelle proprie case per la cena e le chiacchiere con figli e congiunti. Un'ansia terribile e una disperazione incommensurabile la stavano assalendo ancora una volta. La vista era incantevole. Verso sud credeva di vedere ancora un barlume di luce, basso sull'acqua. La colorava di un rosso cupo, quasi nero. Flebili luci di fari lontani, il garrito di un ultimo gabbiano...